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Un'associazione a delinquere nel nord est

diario 18/5/2016

UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE NEL NORD EST

Cari lettori,

  abbiamo visto come i vertici della Banca Popolare di Vicenza abbiano truffato migliaia di persone, mettendole in ginocchio. Non solo il famigerato presidente Zonin, ma tutto il consiglio di amministrazione è responsabile di quanto avvenuto.
  
Solo quegli amministratori che, nei verbali di riunione del consiglio, avessero fatto annotare il loro dissenso, potrebbero essere considerati innocenti.
  
Colpevoli anche i sindaci, o per complicità o per negligenza, colpevoli i periti che hanno certificato valori fasulli. Da galera tutti quanti, o perlomeno da ridurre in mutande, per risarcire i truffati.
 
 Bene, qui vi racconto un'altra storia. Nel nord est, non dico in quale città, ha sede una società per azioni di piccole dimensioni, con capitale sociale tra i duecento e i seicento mila euro.
  
  Opera nel settore dei servizi - non si tratta, quindi,  di industria né di commercio. E non si tratta né di servizi di trasporto né di turismo.

    Ecco, questa società è costituita non da una banda di ladri - offenderei il buon nome dei ladri - ma di truffatori e di sciacalli.
  
  Questi sciacalli e truffatori, che cercano di diffondere un'ottima immagine di sé, prestano i propri servizi - truffaldini - sia alle imprese, sia ai privati cittadini. Quindi tutti quanti, amici lettori, potrete esserne vittime.
  
Di che società si tratta?

"ma il mio mistero è chiuso in me, il nome suo nessun saprà..."  

più che altro, perché a dire la verità si rischia la condanna per diffamazione.

  Questo non significa che io vi lasci indifesi.  Se la società con cui avete a che fare ha le caratteristiche indicate, sede nel nord est, forma di spa, promozione intensa  della propria immagine e capitale sociale tra i 200 e i 600 mila euro, avrete due possibilità di salvarvi:

a) la prima, chiedere a un commercialista di visionare i bilanci degli ultimi anni - sono infatti pubblici. Un occhio esperto riconoscerà le gravissime anomalie, e intuirà i falsi in bilancio, le truffe, eccetera. In mancanza di tali anomalie, potrete stare tranquilli che non si tratti della società di cui parlo;

b) più semplicemente, fornirmi la vostra mail nei commenti a questo articolo. Perché privatamente, della società di cui si tratta vi dirò "nome, cognome e soprannome".

  Da parte mia, vivo nella speranzosa attesa del giorno in cui tintinneranno le manette ai polsi di amministratori e sindaci. Quando le manette  andranno "tin tin sonando con sì dolce nota" (Paradiso, X, 143), sarà il momento di brindare.

"Cameriere, champagne!"
  



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Il Sole, i marò, un articolo ignobile

diario 5/5/2016

Il Sole, i marò, un articolo ignobile 


  Il Sole 24 Ore è un quotidiano di ottimo livello. Perciò stupisce e amareggia vedere ,a pagina 11 del Sole del 3 maggio, un articolo rozzo e ignobile scritto da Ugo Tramballi sulla vicenda dei marò, "Ora è tempo di ricostruire la fiducia verso l'India". 

  Sicuramente la scelta del governo di Matteo Renzi, di percorrere la strada dell'arbitrato internazionale, è stata giusta, e i precedenti governi avrebbero dovuto percorrerla da subito, invece di temporeggiare. 

  Probabilmente la  scelta del governo Berlusconi di garantire la difesa dei mercantili tramite i militari, senza specificarne lo status giuridico, è stata superficiale. Le cose aberranti nell'articolo di Ugo Tramballi sono altre.

 Intanto l'accusa a Giulio Terzi di avere impedito lo svolgersi lineare della vicenda, con la decisione di non far ripartire i due marò per l'India, nel marzo 2013. 

"L'iniziativa creò un solco di sfiducia fra India e Italia che non fu più possibile colmare.... non contento, Terzi fece un uso politico del destino dei due marò, decidendo..senza preavvertire i colleghi di governo..di dare le dimissioni in dissenso con quanto era stato deciso.....più che a Latorre e Girone, il ministro pensava al suo futuro politico".

Ma che razza di porcate scrive Ugo Tramballi! La fiducia tra Italia e India era venuta meno da tempo, primo, perché come pirati, gli indiani avevano attirato nelle acque nazionali i marò con l'inganno; poi perché avevano distrutto l'imbarcazione su cui si trovavano i pescatori uccisi, rendendo impossibile la ricostruzione dei fatti; avevano negato il diritto dei difensori di assistere alle prove per verificare quali fucili avessero sparato; detenevano i fucilieri di marina senza un'accusa, e minacciando di condannarli a morte.  Negavano il diritto a un giusto processo, negavano il diritto alla difesa, facevano strame del diritto. Non li processavano, non formulavano un capo d'accusa, evidentemente perché sapevano che erano innocenti

Quello dell'India era stato un atto di pirateria internazionale, un'aggressione all'Italia, cui l'Italia, oltre a scegliere  all'arbitrato, avrebbe dovuto rispondere dichiarandosi aggredita in sede Nato, ritirando le proprie forze dalle missioni di pace, denunciando all'Onu l'India per violazione della legalità che regola i rapporti tra gli Stati. Al nostro posto la Francia avrebbe fatto di più, avrebbe mosso le cannoniere verso l'Oceano Indiano, non per attaccare militarmente l'India, ma per mandare in fibrillazione la diplomazia internazionale. 

  Il rimpatrio dei marò in India, in cui vige la pena di morte, è un atto contrario alla Legge italiana, compiuto dal governo Monti e dai suoi sodali in spregio del diritto. E' probabile vi fosse un accordo sotterraneo con l'India, quale "un giudice ci impedirà di rimpatriare i marò, noi ci rammaricheremo, voi indiani protesterete, e tutto si risolverà"

  Ma l'India a fronte del rifiuto iniziale del rimpatrio di Latorre e Girone  ha reagito violando ancora la legalità, annunciando che avrebbe impedito al nostro ambasciatore in India di lasciare il Paese. Ora, a fronte di un Giulio Terzi che ha tenuto, da solo, la schiena diritta, Ugo Tramballi si permette di accusarlo di essere un opportunista e un doppiogiochista.

  Giusta la scelta del governo Renzi di ricorrere all'arbitrato internazionale, come quella di bloccare l'adesione dell'India all'ente per l'uso pacifico dello spazio,  dopo l'ignominiosa passività di Mario Monti e di Enrico Letta. Ma di fronte a questa sciagurata vicenda, Ugo Tramballi parla come se fossimo noi italiani a dover ricostruire la fiducia nei rapporti con l'India, dopo la nostra inaffidabilità di questi anni.

Caro Sole (24 ore), torna a splendere appena puoi, perché quella che hai lasciato scrivere a Ugo Tramballi è decisamente una pagina squallida, che delude noi che ti ammiriamo.



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Né guerra né fame

diario 16/4/2016


Nè guerra né fame
  E' opinione diffusa,-  anzi è diventato un dogma - , che l'ondata migratoria senza precedenti che investe l'Europa sia provocata dalla fuga dalla guerra e dalla fame.
  Qualcuno ha sostenuto poco tempo fa che in realtà ciò che spiega queste migrazioni bibliche non è legato a guerra e fame, bensì alla disponibilità senza precedenti da parte dell'Europa ad accettare l'immigrazione illegale.
  Condivido pienamente questa affermazione, e proverò a dimostrare che è fondata.

  La fame è calata
  La lotta alla fame nel mondo nei 25 anni andati dal 1990 al 2015 è stata coronata dal successo. Le persone che soffrono la fame sono scese infatti da un miliardo ottocento milioni circa, agli attuali novecentocinquanta milioni. Troppi, direte. Vero, ma è comunque una grande vittoria. Se si pensa che nel frattempo la popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi, in termini relativi la vittoria è ancora maggiore, perché  la parte di persone che vive in assoluta povertà è scesa di oltre la metà.
  Non dobbiamo pensare che i bambini in Africa siano tutti ben nutriti, ma l'evidenza della mancata correlazione tra fame e immigrazione incontrollata è data dalle ottime condizioni fisiche della maggioranza degli immigrati dall'Africa. I quali, oltre ad essere spesso muscolosi, molte volte si lamentano della mancanza di lussi quali la connessione wi fi, lussi ai quali evidentemente erano abituati.
  Oltretutto il viaggio verso l'Italia ha costi elevati, che dimostrano le disponibilità economiche di chi arriva da noi. Favorire questa immigrazione significa far finire soldi che potrebbero essere usati dagli africani per il proprio sviluppo, nelle tasche delle mafie, africane e di casa nostra, nell'ipotesi migliore, O dei terroristi, nella peggiore. La sanno il Papa, Alfano, Renzi, la Mogherini, e così via? Temo di sì, che la loro non sia ignoranza o superficialità, ma molto peggio.
  
E la guerra?
  La guerra in corso in Siria dal 2011 è spaventosa, con atrocità inenarrabili compiute dall'esercito di Assad da un lato, e dai terroristi del Daesh dall'altro. Ma l'orrore di ciò che accade non deve impedirci di fare confronti con il passato recente, degli scorsi decenni.
  Dopo la sciagurata idea di Bush junior di invadere l'Iraq, nel primo decennio del nuovo millennio non è quasi passato giorno senza una strage in territorio iracheno, principalmente ad opera di terroristi sunniti. Si parla di decine di migliaia di vittime dai massacri in Iraq del periodo 2003 - 2010
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Gli anni novanta
  Molto peggio, direi, gli anni novanta.  A due passi da casa nostra abbiamo visto croati,serbi, bosniaci massacrarsi, abbiamo assistito al martirio di Sarajevo nell'ignavia dell'occidente che ha tardato troppo a intervenire militarmente fermando la carneficina.

  Nello stesso decennio in Algeria, dopo la decisione dei generali di annullare le elezioni che avevano visto come trionfatore il Fronte Islamico di Salvezza, i terroristi islamici del GIA, Gruppo Islamico Algerino, hanno avviato una serie di massacri ciechi, che hanno provocato forse duecento mila morti, massacrando a coltellate urlando "Allah Akbar" perfino i neonati, che certo non potevano aver violato il Corano. Sarà un caso, ma nessuno compiva stragi urlando "Sia lodato Gesù Cristo" oppure "Budda è saggio" L'Europa stava a guardare, evitando di rifornire di armi i cittadini algerini pacifici, che le avrebbero usate per difendersi, mentre i terroristi non avevano problemi a procurarsele in altro modo. Una neutralità ignava che si traduceva in un appoggio al Male.

  E, restando negli anni novanta, il 1994 ha visto il genocidio più veloce della Storia, forse un milione di  morti in cento giorni, in Ruanda, ad opera di hutu estremisti dediti allo sterminio di tutsi e hutu pacifici.

E prima ancora...
  Andiamo indietro, ancora, e negli anni ottanta la guerra Iraq Iran ha fatto un milione di morti. Perché all'epoca non c'è stata un'invasione dell'Europa?
  E, risalendo  alla seconda metà degli anni settanta, ricordo che Pol Pot,a capo dei Kmer rossi, in Cambogia, ha avviato un "auto genocidio", che ha provocato secondo i calcoli più prudenti, settecentomila vittime, secondo i più pessimistici tre milioni. Genocidio interrotto dalla provvidenziale invasione della Cambogia da parte del Vietnam, nel 1979. Mai sono stato così a favore del Vietnam come allora, mentre il mondo stava beatamente in silenzio, in base al principio di non ingerenza negli affari interni di uno Stato, sancito a Helsinky: ovvero: "Il popolo è mio e lo ammazzo quanto mi pare".

  Nella stessa seconda metà degli anni settanta, in Africa Idi Amin Dada, dittatore pazzo e probabilmente cannibale dell'Uganda, massacrava il proprio popolo. I nemici veri o presunti finivano, se erano fortunati, uccisi a colpi  di pistola, altrimenti dati in pasto ai coccodrilli. E Bokassa, proclamatosi imperatore della Repubblica Centroafricana, faceva ugualmente impallidire le atrocità del colonialismo europeo. Dalla padella europea alla brace africana, non si trattava di un grande progresso per il Continente Nero.

  Tutto quanto sopra potrebbe far riflettere qualcuno. Ma, a parte le mafie nordafricane, italiane e via dicendo che lucrano sul traffico dei profughi e dei disperati più o meno credibili, un grosso ostacolo ad accettare quanto sopra è l'ideologia. La mente funziona solo quando è aperta, perciò, se fallo, figliuoli che mi leggete, ditemelo, e l'avrò caro (citazione manzoniana). 

  Ma non so quanti altri, tra i terzomondisti del tipo "E' tutta colpa dell'occidente", quelli cioè che fino a poco tempo fa venivano definiti "cattocomunisti" siano disposti a dire altrettanto.




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La vita è eterna, anzi è rotonda

diario 1/1/2016

"La vita è eterna perché è rotonda."
 
  Prima che mi facciate rinchiudere in un manicomio, vi invito,  amici lettori..a leggere, oltre il titolo.

  Alla domanda "esiste il nulla?", una parte della filosofia risponde: "il nulla assoluto non esiste, esiste il nulla solo se alternato a qualcosa". Cioè?

  Io posso avere un buco nei pantaloni. Il buco esiste, a patto che ci siano i pantaloni. Lo zero ("null" in tedesco) è un numero significativo, se alternato a numeri "veri": infatti guadagnare 0 euro oppure 00 non ha alcun significato. Guadagnare 1 euro, 10 euro oppure 101 euro cambia molto. Le pause in un concerto, tra una frase musicale e l'altra, esistono, hanno valore musicale, ma solo se sono precedute e seguite da note reali. Il vuoto che proviamo se manca una persona è reale, perché preceduto dalla sua presenza. Ma il vuoto assoluto non ha alcun significato.

  In una bellissima poesia "Alla sera", Ugo Foscolo scrive "errar mi fai coi miei pensier sull'orme/ che vanno al nulla eterno...".  Mi piace molto Ugo Foscolo, ma qui gli voglio dire che....il nulla eterno, in definitiva il nulla assoluto non può esistere.

 Mettiamoci in viaggio, cercando, come direbbe Papa Bergoglio, la  "fine del mondo", intesa qui come   i margini della terra da cui si rischia di precipitare nel vuoto, come fantasticavano nei tempi antichi, coloro che  immaginavano la terra piatta, non rotonda. Non trovandoli, potremmo pensare che la superficie terrestre sia infinita. Ci accorgeremmo che non è così, se come Magellano nella realtà, o come i i protagonisti del romanzo  "Il giro del mondo in 80 giorni" di  Giulio Verne nella fantasia, dopo esserci allontanati di molto dal punto di partenza, ci rendessimo conto di essere tornati al luogo da cui siamo partiti.

  L'intuito ci dice che il tempo debba essere infinito, come una retta: mai ha avuto inizio, mai finirà. E che  se l'universo scomparisse, il tempo continuerebbe a scorrere.

  L'intuito ci dice anche che, finite stelle, pianeti e galassie, lo spazio continui, vuoto, senza alcun confine.

  Poi arriva un guastafeste come Albert Einstein a dirci che l'universo è rotondo, rotondo anche lo spazio, non infinito. Anzi che lo spazio - tempo è rotondo, una sfera a quattro dimensioni. Pazzesco! O geniale.

  E la nostra vita? La nostra vita terrena ci appare come un segmento, ha un inizio e una fine. E se crediamo nella vita eterna, è come una semiretta, ha un inizio ma non una fine.

  E qui dico: "e se invece fosse rotonda? se fosse una circonferenza, non un segmento né una semiretta?"

  Einstein con la teoria sulla relatività del tempo si riferisce ad una legge fisico - matematica, non psicologica. Questo, nonostante la folgorante battuta einsteiniana "quando sei con la tua ragazza, un'ora dura un minuto, quando sei seduto su una stufa accesa, un minuto dura un'ora. Questa è la relatività".

  Ecco, io vorrei invece parlare del tempo psicologico. E' esperienza comune che un anno da bambini sia un periodo lunghissimo, e che sia breve da adulti. Che un giorno, da periodo brevissimo, diventi lunghissimo quando accadono eventi che ci emozionano, ci sconvolgono, lieti  o terribili. Bene, hanno ragione i bambini e anche gli adulti, un anno o un giorno non è né lungo né corto in assoluto. E' tutto relativo.

  Spingiamoci oltre. Avete presente i negazionisti, "le camere a gas non sono mai esistite"?. Bene, avendo in quanto adulto sviluppato il pensiero obiettivo, so che sono esitite le camere a gas, la prima guerra mondiale, Carlo Magno, le guerre puniche. e che all'epoca ero io a non esserci.

  Ma la mia esperienza soggettiva mi dice "le guerre puniche non sono mai esistite: è esistita la maestra elementare che ce ne ha parlato. E le due guerre mondiali non ci sono mai state, ci sono stati i nonni e i genitori che me ne hanno parlato". Non ero io a non esistere nelle guerre puniche, erano le guerre puniche a non esserci mai state, secondo la mia esperienza soggettiva.

  Ora, che cosa ci accade, di fronte a "quel che morir chiaman gli sciocchi" (espressione rubata a Petrarca)? Sappiamo che cosa significhi veder morire una persona cara, dire "siamo nel 2016 e Mario o Luisa non ci sono più". Ma forse l'esperienza personale della morte è simile a quella degli eventi prima della nascita. E' il 2016 a non esserci, per la persona che è morta prima. E alla fine di quello che ci appare come un segmento, forse torniamo al punto di partenza, a ritrovare le persone della nostra infanzia, i luoghi e gli oggetti della nostra infanzia, perché come Magellano, pur credendo di muoverci lungo una strada diritta, abbiamo percorso tutta una circonferenza. Questa è l'esperienza che sto vivendo da un po' di tempo, una sensazione...anche se penso di vivere ancora parecchio, ma lungo un percorso che torna alle origini.

  L'idea di dover rivivere per sempre tutto dall'inizio, compresi gli eventi traumatici, sarebbe angosciante. L'idea, ritrovati luoghi e persone di un tempo, di poterli rivivere, ma in modo nuovo, dicendo ciò che avremmo voluti dire, evitando gli errori che abbiamo fatto e i pericoli in cui ci siamo trovati, appare in tutt'altra luce. LUCE.

  Molte persone, poi tornate in vita, hanno fatto un'esperienza comune, bellissima, un tunnel alla fine del quale si scorge una luce intensissima. Può essere, sostengono alcuni, l'esperienza della nascita, rimossa per tutta la nostra esistenza, che ci torna alla memoria. Ma l'esperienza della nascita è probabilmente traumatica, è essere abbagliati da una luce spaventosa, uscendo da un luogo caldo e accogliente per entrare in una freddissima sala parto. Forse quindi al momento che agli altri appare essere quello della morte, torniamo a vivere l'esperienza della nascita, ma privata di tutto ciò che la rende angosciante. Così rivivere infanzia, giovinezza, magari saltando liberamente dall'una all'altra, giocando un po' coi soldatini per poi passare a corteggiare la compagna di scuola che ci è sempre piaciuta, può essere esaltante. Avete presente il film "ricomincio da capo" ovvero "il giorno delle marmotta" con Bill Murray? ecco, penso a qualcosa di simile. 

  Lo so, è un articolo folle. Però mi conforta sapere che i manicomi siano stati chiusi dalla legge Basaglia, Quindi, prevedo di restare in libertà nonostante queste riflessioni, di un "filosofo" che, come me, non conosce quasi nulla di filosofia.




  



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In lode a Renzi. Controcorrente

diario 29/12/2015

In lode a Renzi. Controcorrente

  Riconosco che, come osservava Montanelli, l'ammirazione è un sentimento che stanca; riconosco che è più gratificante lamentarsi, criticare e accusare chi è al potere. Ma per una volta voglio remare contro corrente, e lodare Matteo Renzi.

 La prima accusa che gli viene mossa è di essere un premier non eletto dal popolo. Qui è bene ricordare che, purtroppo, non è prevista l'elezione diretta del premier in Italia, non lo è mai stata. Era previsto che il capo della coalizione che vinceva le elezioni fosse il capo del governo, il che vi si avvicina molto. L'imprevisto ha avuto le sembianze del trionfo del Movimento 5 Stelle, che ha reso impossibile per la coalizione guidata dal PD, vincitrice con maggioranza relativa, formare da sola il governo. 

  Bersani, a capo della coalizione vincitrice, dovendo aggregarsi con qualcuno, ha rifiutato di farlo con la destra di Berlusconi; ma ha anche rifiutato di prendere atto che il Movimento 5 stelle che lui corteggiava gli chiudeva la porta in faccia. Così ha fatto perdere settimane al Paese, in attesa di dimettersi. 

  Alle primarie del PD io, pur non essendo elettore del partito, ho partecipato votando Matteo Renzi. Perché Bersani rappresenta la sinistra ideologica, non quella pragmatica e riformista, e perché è abituato a parlare in politichese invece che in italiano. Non potendo Bersani guidare il governo, è stato inevitabile che lo guidasse qualcun altro. E un bullo come Matteo Renzi mi è sembrato avere il carattere giusto. 

  Spesso Matteo Renzi, chiedendo la fiducia su disegni di legge governativi, ha arrogato al governo il potere legislativo. Scorrettezza gravissima..ma praticata da decenni, e avente come contraltare la pratica dell'ostruzionismo, con cui il Parlamento sceglie di paralizzarsi da tempo immemorabile. Mi piace di Matteo Renzi avere trasmesso l'idea che governare e decidere non sia un atto di autoritarismo, e che non si possa permettere a qualsiasi minoranza di bloccare ogni decisione. Sentire le parti sociali è un conto, attribuire ad ogni parte sociale il diritto di veto è sbagliato. Ed è lodevolmente andato ad attaccare quegli strumenti di conservazione e di immobilismo che sono spesso i maggiori sindacati che, come diceva Renzi tempo fa, "vogliono garantire agli operai il diritto al gettone telefonico, senza accorgersi che i gettoni telefonici non si usano più da trent'anni"! 

 A colpi di bullismo sta comunque smuovendo le acque, approvando riforme, che mi sembrano nell'insieme abbastanza valide. Meglio della paralisi tradizionale. 

  Francesco Giavazzi sul Corsera osservava che, visto come, con la loro diplomazia sotterranea, Francia e Germania riescono da anni ad eludere i regolamenti Ue, Matteo Renzi dovrebbe usare la stessa strategia, piuttosto che l'attacco frontale alle autorità europee.

Io invece credo che sputtanare pubblicamente una commissione Ue che accetta un deficit del 4% senza riforme per la Francia, e minaccia di bloccare la legge di Stabilità che prevede un deficit, mi pare, del 2,6% per l'Italia, sia la strategia più giusta. Io farei di peggio al suo posto. Non possiamo criticare l'acquiescenza dei passati governi allo strabismo Ue e ad una folle austerità, e criticare Matteo Renzi che almeno prova ad attaccare questa Europa balorda. La riduzione fiscale c'è, è in corso. Gli ottanta euro forse potevano essere distribuiti meglio, ma sono un alleggerimento notevole, che viene seguito da un taglio dell'Irap e di altre imposte. 

  Perché protestare se viene realizzato in parte quello che abbiamo sempre chiesto, una politica più espansiva con riduzione del peso fiscale? 

  Il bicameralismo è una palla al piede. Su qiesto Renzi ha ragione, ma gli do torto se pensa di trasformare il Senato in una camera di nominati non eletti dal popolo. Meglio abolirlo del tutto. Che la maggioranza governi e non si faccia paralizzare è giusto, ma devono essere i cittadini, non le segreterie dei partiti, a scegliere i parlamentari e a scegliere premier e presidente della Repubblica. Su questo a Renzi do completamente torto, perché vira verso una svolta autoritaria in cui i cittadini decidono sempre meno. E attribuisce al Governo non solo il potere legislativo ordinario, ma anche quello di riforma costituzionale.

L'altra critica che gli muovo è quella di avere fatto ben poco per i Marò. Ma Mario Monti ed Enrico Letta non hanno fatto assolutamente nulla, anzi... hanno fatto troppo nel senso sbagliato. Renzi almeno ha chiesto l'arbitrato internazionale che i tre traditori della Patria, Mario Monti, Enrico Letta e Giorgio Napolitano avrebbero dovuto reclamare tre anni e mezzo fa. 

  Totalmente negativo il mio giudizio sull'immigrazione - invasione. L'unica attenuante è che questa politica folle non è stata iniziata da lui; e che la sciagurata Angela Merkel ha iniziato a fare altrettanto nei mesi scorsi, giocandosi, così spero, la poltrona alle prossime elezioni.  E pretendendo solidarietà dell'Europa dopo averla rifiutata all'Italia.  

 Ulteriore critica a Matteo Renzi, un riformista come lui ha premuto per mettere al posto di "Alto Rappresentante della Politica Estera Ue" una donna come la Mogherini, con gravi precedenti di terzomondismo. Una donna che dice "L'Europa è l'Islam e l'Islam è l'Europa" non dice solo una cosa stupida. Esprime evidentemente un suo disastroso auspicio. L'auspicio di trovarsi in Eurabia al più presto!

  Vorrei a questo punto che andasse in Arabia a dire "L'Arabia è il cristianesimo e il cristianesimo è l'Arabia".  Per vedere di nascosto l'effetto che fa. 

  Scusatemi ora per questo parziale panegirico in onore di Matteo Renzi, ma ho già sognato due volte che lo incontravo e gliene parlavo di persona. Ora spero di poter sognare Maria Elena Boschi, non certo per discutere con lei di Banca Etruria. Dovessi sognare la Kyenge, invece, vorrà dire che la sera a cena dovrò stare più leggero.....

"Eh! che maniere! qui fanno sempre così perché loro sono grandi e io sono piccola e nera.... ma è un'ingiustizia però!!!!" 

 Buonanotte a Calimera e a tutti i miei lettori



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contro l'Islam, con cuore e cervello

diario 15/11/2015

Guida ragionata contro l’Islam

  Anticomunista viscerale” era la definizione che negli anni settanta veniva data di chi, come me, si opponeva al comunismo per amore della libertà, e per la constatazione di come il comunismo fosse una dittatura non meno feroce di quella fascista. Ugualmente, ora è stato coniato il termine “islamofobo”, per presentare o come una persona intollerante, o come una persona vittima di paure irrazionali (fobie), chi si batte contro l’Islam per motivi razionali e per la libertà. 

 Criticare duramente l’Islam per le pagine di violenza contenute nel Corano sembra l’argomento più valido, ma non lo è. Infatti i libri più antichi della Bibbia sono forse più violenti del Corano, ma ciò non ha impedito all’ebraismo di diventare una religione pacifica.

   Così, il Vangelo è un libro pacifico, ma non ha impedito alla Chiesa di mettere in piedi per quasi seicento anni un abominio come l’Inquisizione. In definitiva, le religioni possono essere molto lontane dal testo letterale dei loro libri sacri. 
  Allora, su cosa baso le mie accuse all’Islam? Non sulle radici dell’albero, ma sui suoi rami. Non sul passato, ma sul presente. 

Nel Continente nero....

 Negli ultimi cinquant’anni, nell’Africa nera che ha ottenuto da poco l’indipendenza dalle potenze europee, hanno avuto luogo eccidi e atrocità, a volte per mano di dittatori pazzi e sanguinari, a volte per scontri tra etnie differenti. Qui la religione secondo me ha avuto fino a vent'anni fa un ruolo marginale. Infatti nell’Africa nera sono molto diffusi sia l’Islam che il cristianesimo, quindi non si può - meglio, non si poteva - imputare la ferocia a questa o quella religione. 

  Piuttosto credo sia una questione “evoluzionistica”. L’Africa nera è uscita dalla preistoria intorno a trecento anni fa, con migliaia di anni di ritardo rispetto al resto del mondo, quindi non ha fatto in tempo a elaborare una cultura evoluta, relativa ai diritti umani, all’essere ogni uomo parte di una vasta comunità al di là dell’orizzonte tribale. 

Orrore senza una via di u...sciita?

In Persia la situazione è opposta. Duemila cinquecento anni fa, quando Roma era una cittadina insignificante, la Persia aveva già costruito un impero ed elaborato la religione di Zoroastro. Eppure, nonostante una storia plurimillenaria, l’essere in Persia, attuale Iran, la religione islamica nella versione sciita quella predominante, ha reso possibile che con l’avvento degli ayatollah nel 1979 il Paese piombasse nel buio del Medioevo.

 Personaggi violenti, oscurantisti, fanatici come Khomeini o Ahmadinejad e Rouhani possono esistere ovunque, magari in prigione o in un manicomio criminale,  ma il fatto che il loro potere sia solido da decenni indica che il loro fanatismo non è isolato. Indica che lapidare o impiccare le adultere o gli omosessuali, o le donne violentate, cercare di prolungare il più possibile l’agonia dei condannati a morte, è considerata una pratica accettabile in vasti strati di una società in cui la religione islamica riesce ad annullare la civiltà e il comune senso di pietà e di giustizia. 

  Riconoscere un carattere demoniaco in una “divinità” che trasmetta simili messaggi non mi pare eccessivo. 

  Ricordo la metà degli anni ottanta, quando a Vicenza, in corso Palladio,  vedevo attivisti iraniani oppositori degli ayatollah documentare ai passanti le atrocità del regime, mostrando persone impiccate penzolare dalle gru.

  Nonostante avessi una pessima opinione degli ayatollah, la cosa mi sembrava eccessiva e pensavo si trattasse di falsi: quale regime, per quanto feroce, darebbe una simile pubblicità alle proprie esecuzioni?  purtroppo ora so che è la realtà. E questo potrebbe farci pensare che l’Islam sciita sia quello violento, brutale, e che quello sunnita rappresenti l’ala moderata.  Ma non è così. 

L'Arabia e l'orgoglio

L’Arabia è da molti decenni governata dalla dinastia dei Saud, che si comportano come feudatari, che considerano il loro Stato una proprietà privata. 

  Nello stesso tempo lasciano pieno spazio ai religiosi sunniti seguaci della versione wahabita, una versione particolarmente radicale dell’Islam. Che porta a proibire la costruzione di chiese o sinagoghe su tutta la penisola arabica, non solo a La Mecca; e addirittura a punire con la morte chi celebri in una casa privata un rito non islamico, ad esempio una messa. 

  E’ stata una follia permettere la costruzione delle grandi moschee a Roma e a Parigi, non per il fatto che si tratti di moschee, ma perché sono state finanziate dall’Arabia Saudita, che ha così il modo di esportare la sua versione estremista dell’islam sunnita. 

  Si sarebbero potute accettare moschee e centri islamici in Europa, ma solo dopo aver appurato che non avessero alcun legame con l’Arabia dei Saud. 

 In Egitto esistono chiese cristiane, quindi si potrebbe pensare che i vertici dell’Islam sunnita non siano tutti così radicali come quelli dell’Arabia. Ma non è così, visto che l’università Islamica del Cairo, denominata al Azhar, rappresenta la più autorevole fonte di dottrina e interpretazione islamica, per più di un miliardo di musulmani sunniti.

 Il suo massimo rappresentante, Al Tayyib, “Il buono” in lingua araba, può essere quindi considerato la voce ufficiale dell’Islam sunnita, al di là delle “deviazioni” e delle “interpretazioni distorte”. 

La Boldrini ci crede....

  Appare come leader dell’Islam moderato agli sprovveduti, in testa Laura Boldrini, ma anche a  politici occidentali di ben altra importanza. Ma è così? 

  Che cosa dice l’Islam sunnita ufficiale? Condanna del terrorismo che uccide in Europa, negli Stati Uniti, certo. Ma anche elogio del terrorismo suicida che colpisce in Israele. Quindi, secondo l’Islam sunnita ufficiale, i kamikaze nelle pizzerie, negli autobus, nelle discoteche e nei mercati a Tel Aviv, a Natania, a Gerusalemme, le stragi nelle scuole e negli asili infantili sono pienamente in linea con quanto l’Islam consente come “resistenza”.  

  I terroristi dello Stato Islamico vengono condannati da Al Tayyib,  ma non in quanto assassini feroci, ma in quanto eretici dal vero Islam, e quindi meritevoli non semplicemente di essere sconfitti e uccisi, ma di essere “crocifissi, decapitati, bruciati, di avere braccia e gambe tagliate”. 

  Questa macabra fantasia di morte non è destinata solo allo Stato Islamico, ma a chiunque si allontani dal vero Islam. In linea con quanto prescrive il Corano per gli eretici, e che è considerato valido ancora oggi da chi non è riuscito a staccarsi dal testo letterale coranico. 

  E’ questo un messaggio di pace? Ci rendiamo conto che chiunque intenda seguire un Islam pacifico ma diverso da quello di Al Tayyib meriterà di essere crocifisso, decapitato, bruciato, di avere amputati la mano destra e il piede sinistro? 

  L’Islam è pacifico, spiega Al Tayyib, perché permette a chiunque di seguire la propria religione o, se vuole, di convertirsi all’Islam. Ma non permette al musulmano di convertirsi ad altra religione. Chi lo fa, ovviamente, meriterà di essere ucciso come apostata. E’ questa la libertà religiosa compatibile con i valori dell’occidente? E’ questo un possibile Islam europeo?
"Prendi una donna, picchiala bene...."

La donna va assoggettata all’uomo, e il marito può picchiare la moglie. Con moderazione, si intende, non deve massacrarla di botte o deturparla, ma può picchiarla se disobbedisce. E soprattutto se rifiuta le proprie prestazioni sessuali. E’ questo compatibile con i valori dell’occidente? Le femministe ritengono apprezzabile essere picchiate dal compagno, si intende, con moderazione? 

  “In tutti i Paesi esistono leggi che vanno rispettate”, ha detto Al Tayyib, rifiutandosi quindi di biasimare la condanna a mille frustate di un blogger saudita che aveva criticato la famiglia reale. E’ la tortura di un dissidente compatibile con i valori europei? 

Sottolineo ora senza ambiguità: chi dice “sterminiamo i musulmani prima che loro lo facciano con noi” è un barbaro. L’Islam ha assassinato negli ultimi decenni più musulmani che ebrei e cristiani, quindi combattere l’Islam per me significare combattere a favore della vita, a favore della vita degli stessi musulmani. Non certo diventare a nostra volta sterminatori. 

 Non significa neppure cancellare – sia pure pacificamente - la religione islamica dalla faccia della terra, ma costringerla ad evolversi, come gli anticlericali del 1700 e del 1800 hanno portato la religione cristiana dall’Inquisizione e dall’autoritarismo, ad una lenta conciliazione con la modernità, con la democrazia e la tolleranza. 

  Diceva giustamente Andreotti che i vicini di casa non si scelgono. Abbiamo l’Egitto come vicino di casa, abbiamo molti paesi arabo islamici come vicini di casa. Nessuno, che non sia un idiota come Bush figlio, può pensare di rendere democratici e tolleranti i Paesi arabo islamici bombardandoli. Quello che possiamo fare è però rivolgerci, negli incontri con le massime autorità religiose dell’islam, con ben altro atteggiamento di quello conciliante e servile. Sottolineando che vi sono differenze inconciliabili tra i nostri valori e l’Islam, che in Europa potremo riconoscere cittadinanza solo a quelle comunità islamiche che accetteranno i nostri valori, a costo di discostarsi non solo dallo Stato Islamico, ma anche dalla stessa massima autorità sunnita dell’Università di Al Azhar. 

 Guerra contro l’Islam no. Pacata e irriducibile fermezza sì, facendo presente che il diritto del musulmano di cambiare religione, il diritto della donna di non essere picchiata – neppure con moderazione – il diritto dei bambini israeliani di uscire vivi dall’asilo e dei ragazzi israeliani di uscire vivi da una discoteca, non solo a Parigi ma anche a Tel Aviv, non sono negoziabili. Se l’Imam al Tayyib è una persona intelligente, e credo che lo sia, apprezzerà molto di più parole chiare e civili di radicale dissenso, che il servilismo, il “volemose bbene” e le affermazioni di leader politici, religiosi e intellettuali europei senza un minimo di spina dorsale e senza consapevolezza dei valori dell’Occidente. Perché tra la violenza e il servilismo c’è una terza via.



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Il suicidio dell'Europa

diario 6/9/2015




  La risposta italiana alla tragedia del 3 ottobre 2013, il naufragio di un barcone con centinaia di morti,  è stata l’operazione Mare nostrum, che partendo dal nobile intento di voler salvare vite umane, ha provocato un disastro. 

  Non ha salvato ma trasportato in Italia circa duecentomila africani, senza preoccuparsi in alcun modo della possibilità di gestire una simile immigrazione di massa, di obbligare gli immigrati a farsi identificare, di poter espellere chi non merita l’asilo. Ha curato molto bene gli affari delle cooperative, ponendo però le basi per gravi scontri sociali, e invece di salvare vite umane, ha incoraggiato gli scafisti, portando il Canale di Sicilia a diventare la rotta più letale del mondo. Non per tempeste o cause naturali, per il rifiuto dell’Italia di fare la cosa giusta: scoraggiare le partenze attuando un blocco navale del golfo della Sirte. 

  Sottolineo che la definizione di “rotta più pericolosa del mondo “ è stata coniata per quando avvenuto dopo, non prima dell’avvio di Mare Nostrum. 

  Ora il problema è diventato europeo, da quando l’esercito degli immigrati ha cominciato ad arrivare dai Balcani. E ora urge che sia europea la risposta, nello stabilire chi ha diritto di asilo e chi no, chi deve essere espulso e come rendere effettiva l’espulsione, e come dividere gli immigrati, visto che non possono essere caricati sule spalle di un solo Paese. Nonché come incoraggiare i Paesi di partenza a riprendere i propri cittadini. 

  Estremo realismo impone di distinguere i profughi che fuggono dalla guerra dagli altri, espellendo questi ultimi. Il realismo impone però anche di stabilire quanti dei veri profughi possano essere ospitati in Europa senza distruggerla. 

  Gli europei sono forse 500 milioni su sette miliardi di abitanti del pianeta. Quindi dobbiamo pretendere che non solo tutti i Paesi europei partecipino all’accoglienza, ma anche che lo facciano molti paesi che europei non sono. Stabilire un tetto massimo da non superare, un "numero chiuso".  

  Realismo impone di affermare che tutti gli uomini sono uguali nel proprio diritto alla vita, alla libertà, alla ricerca della felicità, ma che tutti gli uomini sono diversi nella propria identità. Non solo ogni persona è diversa da ogni altra, ma ogni gruppo sociale lo è. Dare la preferenza ai profughi cristiani rispetto a quelli musulmani non significa che un musulmano abbia meno diritto di vivere, ma che i cristiani sono più assimilabili alla civiltà europea, e quindi provocheranno meno tensioni. Così come sarà giusto che i Paesi arabi accolgano in prevalenza musulmani, piuttosto che cristiani o buddisti, oppure cristiani arabi, piuttosto che cristiani pakistani. 

  Se abbiamo legalizzato il divorzio, partendo dal presupposto che anche tra moglie e marito la convivenza possa diventare impossibile, non mi pare una bestemmia stabilire che nell’accoglienza dei profughi dobbiamo domandarci quali “matrimoni” possano durare e quali siano fonte di tensioni, di violenze, di scontro tra mentalità troppo diverse. 

  Va da sé che la religione non è l’unico elemento, perché sono convinto che i cristiani dell’Africa nera siano comunque intrisi di tradizioni africane come noi lo siamo di quelle europee, e che quindi un africano in fuga cerchi un Paese che abbia tradizioni il più possibile simili alle sue. Che un somalo fugga in Kenia, che un nigeriano del nord in fuga da Boko Haram si trasferisca nella Nigeria del sud.

  Vedo un pericolo mortale per l’Europa. Dopo Lampedusa, l’annuncio che avremmo salvato i migranti portandoli in Italia ha provocato un’impennata delle partenze, e dei morti. Ora che l’Europa mostra di aprire le frontiere al mondo, vedo il rischio di un’ondata di migranti in grado, pur disarmati, di distruggere l’Europa, attirati dall’idea che l’Europa accoglierà tutti a braccia aperte dando loro il benessere che sognano. 

  Soprattutto il fatto che arrivino persone perfino dall’Afghanistan e dal Bangla Desh mi spaventa. Perché l’Afghanistan e il Bangla Desh sono talmente lontani, sia geograficamente sia culturalmente da noi, che ciò significa il futuro arrivo potenziale di centinaia di milioni di persone dall’Africa e dall’Asia. 

  Nessuno può pensare di fermare con cordoni di polizia decine di migliaia di persone che vogliono passare il confine, lo si è visto in questi giorni. E nessuno può pensare di fermarli sparando. Non siamo dei mostri, dei Bava Beccaris del ventunesimo secolo.

   Ora vorrei ricordare una particolarità del muro di Berlino, spesso citato a sproposito. Non era costruito per proteggere gli europei dell’Est dal bieco capitalismo occidentale,  o da un’immigrazione di massa dall’Ovest nel paradiso comunista, ma per imprigionare i cittadini dell’Europa orientale che volevano la libertà. Non era il muro di una fortezza che impedisce di entrare, ma il muro di una prigione che impedisce di uscire. Non ho mai visto i poliziotti della Germania orientale sparare a qualche occidentale che voleva raggiungere Berlino est o Mosca scavalcando il Muro. 

  E allora dico, siano benedetti i muri, le barriere. Non muri tra i singoli Paesi europei, ma alla frontiere esterne dell’Europa. Muri con passaggi controllati, in modo da poter permettere l’entrata di chi può essere accolto e il rifiuto di chi non ha i titoli per esserlo. Gli irresponsabili parlano di ponti e di frontiere aperte per tutti, ma distruggono così l’idea di nazione, e di Stato nazionale, come di una comunità di persone che convivono sullo stesso territorio avendo in comune lingua, cultura, tradizione. 

  Non solo vedo in modo completamente negativo l’arrivo di decine o centinaia di milioni di immigrati dall’Asia all’Europa, ma vedrei allo stesso modo una migrazione di massa che portasse trenta milioni di italiani a vivere in Germania o venti milioni di polacchi verso l’Italia. Voglio che a Napoli si parli prevalentemente con l’accento napoletano, voglio che a Venezia si parli con quello veneto. Voglio una Parigi con la baguette e una Genova con la focaccia. Non voglio l’alterazione delle identità etniche, nazionali, e neppure regionali. 

  Voglio una Polonia polacca, una Spagna spagnola, un’Europa europea e un’Africa africana. Voler annullare le differenze etniche, fingere che non esistano comunità intermedie tra il singolo – o la sua famiglia – e l’intera umanità è un suicidio. 

  Attenti quindi al prossimo, temo vicinissimo arrivo di decine di milioni di persone in Europa. Costruiamo barriere esterne per regolamentare gli ingressi, come ha fatto la Spagna. E prendiamo esempio dal Vaticano, che nonostante la stolta predicazione di chi sappiamo, ha la saggezza di mantenere intatte le proprie mura, e di mantenere al loro posto le guardie svizzere a sorvegliare la sicurezza.



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Ma che..parlo cinese??????

diario 18/8/2015






La cronaca di questi giorni ci dice che la Cina ha svalutato la propria moneta, cioè lo yuan o renminbi. Ottima occasione per parlare di...politica monetaria? No, per parlare di cinese. Lingua che non conosco, ma di cui so qualcosa.

  Quando, intorno forse al duemila avanti Cristo, sono stati inventati i primi alfabetisillabici, ci si è accorti che in questo modo con poche decine di caratteri si potevano avere tutte le sillabe, per comporre tutte le parole.
  Questo, considerando come sillabe le cinque vocali A, E ,I, O, U, e  quelle sillabe costituite da una consonante seguita da una vocale come DA, DE, DI, DO, DU. Un'ottantina di segni potevano bastare.

  Ora, in cinese non esiste l'alfabeto ma gli ideogrammi; ogni ideogramma ha il suono di una singola  sillaba in cinese. Peccato che gli ideogrammi siano migliaia. Ma come è possibile?

  Intanto pensate a sillabe che possono finire per n o per ng, e quindi avremo fa, fan, fang; a sillabe con dittongo, e quindi avremo he, ma anche hei, lao , me, mei, e già capite che le sillabe diventano centinaia.

  Non è neppure vero che sentendo il suono di una sillaba possiate sapere con che ideogramma scriverla: il suono jin può essere scritto con dodici ideogrammi diversi, a seconda del significato. Gong come "lavoro" si scrive in un modo, come "pubblico" si scrive in un altro. Un caos!!! per leggere un giornale in cinese bisogna conoscere circa tremila ideogrammi. Che non sono neanche tutti!

  Io credevo che la traslitterazione nell'alfabeto latino decisa a livello internazionale dai sinologi fosse un aiuto per noi, miseri mortali, che non conosciamo gli ideogrammi; ma non è così.

  Infatti lo stesso ideogramma può essere letto dai cinesi in tanti modi diversi, a seconda della città in cui abitano, il che rende il cinese di una città incomprensibile a quello di un'altra. Per questo è stato necessario istituire una pronuncia ufficiale, valida se si vuole parlare IL cinese e non UN cinese.

  Così, ugualmente,  visto che in arabo le vocali vengono pronunciate in modi diversi a seconda del Paese,  l'arabo ufficiale è indicato, nei dizionari, riportando anche le vocali. Così in italiano i dizionari ci insegnano dove va l'accento in parole come cosmopolita, infido, salubre. E ci fanno distinguere le botte da orbi dalla botte di vino, con accenti che non si indicano nella scrittura corrente. Per capire quando la O o la E sono aperte e quando chiuse.

 Ecco, il PINYIN, le regole di traslitterazione cioè,  serve anche ai cinesi. Certo, un disagio per chi amava Mao Tze Tung  vederlo ridotto in Mao Ze Dong con le nuove regole.....

  Quante barzellette nascono dal fatto che i cinesi non sanno dire la R? Eppure la moneta cinese è il REN MIN BI (moneta del popolo). Questo perché alcune norme  di PIN YIN sono lontane da ciò che pensiamo. 

La R va letta come la J francese di di jour;  
La X come una specie di S di Savona, un po' sibilata. 
La ZH è una G di giacca, molto dura; la YU di yuan è una sola vocale, come la U francese di une. E la Q ha il suono della C di ciao.

  Ora sapete qualcosa di più su come leggere REN MIN BI, YUAN, ma anche alcuni nomi dei politici cinesi.

  A proposito, premesso  che ian si legge ien (Tian = leggi Tien), vediamo che:

Bei Jing (Pechino) = Capitale del Nord (letteralmente, Nord Capitale)

Shang Hai = Sul mare

Tian An Men  = Porta della Tranquillità del Cielo (letteralmente, Cielo Tranquillità Porta).

  Il che suona una tragica ironia, visto che il 4 giugno 1989, data tabù in Cina, in piazza Tian An Men l'esercito ha massacrato i ragazzi che manifestavano per la democrazia......


P.S declino ogni responsabilità per il sovrapporsi di titoli iniziali. E' un problema del sito, che spero venga risolto.
  



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La tragedia greca

diario 12/7/2015







Eschilo, Euripide e…

 

La tragedia greca di cui si parla non è stata scritta da Sofocle o da Eschilo. Possiamo considerarla iniziata quando nel 2009 si scopre che, per entrare nell’euro, i politici greci avevano falsificato i conti. Responsabilità gravissima, sicuramente. 

  I tedeschi hanno rimproverato a lungo all’Italia il tradimento dell’8 settembre del 1943. I tedeschi si sono sempre presentati come duri, durissimi magari, ma leali. Ma è falso. 

  Lasciamo pure la seconda guerra mondiale, parliamo degli ultimi decenni. L’Italia dalla fine anni sessanta ha attuato una gestione scellerata delle finanze pubbliche. Massima irresponsabilità, e i greci hanno fatto altrettanto. Irresponsabilità mediterranea contro virtù teutonica? No, assolutamente no.

Happy hour 



  Qualcuno ha scritto che l’Europa dei primi anni duemila era come un happy hour, in cui ad ubriacarsi erano greci, italiani e spagnoli, ma i baristi erano tedeschi. Cioè la Germania vendeva i propri prodotti a credito, fornendo strumenti di finanziamento, spingendo gli acquirenti a indebitarsi in modo insostenibile. Schuld in tedesco significa sia colpa che debito, sarebbe il caso che significasse anche credito. Chi – la Germania - incoraggia un ubriaco a scolarsi un’altra bottiglia non mostra più equilibrio dell’ubriaco stesso.

Carissimo Marco…., 



  Nel 1978 era stato adottato il Sistema Monetario Europeo, in vista dell’avvento di una moneta unica, sistema che prevedeva un cambio tra marco tedesco e lira italiana oscillante intorno alle 750 lire per un marco. 

  Le banche centrali dei singoli Paesi dovevano garantire la stabilità dei cambi. L’accordo, sottoscritto anche dalla Germania, fu violato quando la Germania nel 1992 costrinse l’Italia a svalutare la lira, ottenendo il cambio di mille lire per un marco. Italiani traditori e inaffidabili, e tedeschi duri ma leali? Ma fatemi il piacere!

   Se un marco tedesco equivaleva a mille lire e a un euro, il cambio tra euro e lira doveva essere di un euro ogni mille lire. Si è invece arrivati al cambio 1.936,27, per volontà della Germania, che altrimenti non avrebbe accettato l’Italia nell’Eurozona, dice Prodi. 

  Ma perché la Germania comanda? Perché ci sono politici degli altri Paesi disposti ad obbedire, mostrandosi servili. 

  Pensiamo: un euro = un marco = 750 lire, con 1936,27 lire avremmo avuto diritto a 2,58 euro. Lira svalutata del 61,24 per cento tra il 1992 e il 2001. Sia fatta la volontà della Germania, per colpa di politici italiani che hanno tradito l’Italia. 

  Oltre a incoraggiare greci, italiani e spagnoli a indebitarsi oltre misura acquistando prodotti tedeschi, la Germania ha fatto incetta di titoli di Stato italiani e greci, che rendevano di più di quelli tedeschi, perché più rischiosi. Ma quando fai un investimento rischioso per avere interessi più alti, devi accettare il rischio di perdere i tuoi soldi. Non puoi chiedere l’intervento dell’Unione Europea per salvare i paesi indebitati, nel senso di costringerli a pagare tutti i loro debiti. "Gli interessi alti li prendo io, il rischio dell’investimento fatto lo cedo a voi. "

  Andava chiesto alla Grecia di fare radicali riforme che portassero libera concorrenza, sviluppo, premi all’imprenditoria e non allo statalismo e alla corruzione. Invece la Germania ha voluto ridurre i cittadini greci alla fame, e spesso al suicidio. Questo è un marchio d’infamia che pesa su questa Europa, in primis sulla Germania della Merkel e sui suoi servi. L’austerità, versione moderna dei carri armati.

La vera populista



  I debiti vanno pagati, dice la Germania. Ma nel 1953 i debiti di guerra erano stati ridotti del 60%, rinviando a un’eventuale riunificazione tedesca il pagamento della parte mancante. 

  Però nel 1990 Helmut Kohl ha deciso di non rimborsare la metà restante. Perché i greci devono pagare i propri debiti e la Germania può condonarseli? Da quando in qua i debiti vengono condonati dai debitori e non dai creditori? Astuzia levantina…ma a Berlino. 

  Era assurdo pensare di far ripartire l’economia aumentando le imposte e riducendo la spesa pubblica, ha ragione Paul Krugman che lo ha sempre affermato. Quando è stato evidente che era un errore, la Merkel non ha fatto altro che ripetere "RIGORE! RIGORE!"come un disco rotto.

  Fanatismo ideologico, cecità, pensavo. In realtà chi conosce da vicino la Merkel ha raccontato che nei dibattiti al Bundestag lei ha sempre cercato di capire dove tirava l’aria, per poi adottare la posizione predominante. Per mantenere il culo sulla poltrona il più a lungo possibile è stata disposta ad affamare gli europei, in primis i greci. Quello è populismo e massima miseria morale, La prima populista è lei, non Tsipras o Matteo Salvini.

  Fischer, politico tedesco, denuncia da tempo il rischio che in cent’anni la Germania distrugga l’ordine europeo per la terza volta. Distruggere l’Europa finendo di distruggere anche se stessa. Ergendosi a modello di serietà. 

  Ho letto con soddisfazione sul Corsera del 7 luglio un articolo in cui Wolfgang Muenchau definisce “catastrofica” la politica europea di Angela Merkel. Parla di “occultamento di fatti economici per il tornaconto politico della Cancelliera”. E di una “cultura politica malata” per il fatto che nessuno chieda in Germania le dimissioni della Merkel a fronte delle sue scelte. Che, inevitabilmente, ci sia la Grexit o ci sia il taglio del debito greco, si abbatteranno come una batosta - meritatissima!!  aggiungo io - sui tedeschi che hanno appoggiato la sua politica.

Re Giorgio si riposi



E’ infine evidente che quello dell’autunno 2011, con l’incarico di governo deciso da Giorgio Napolitano a Mario Monti, su pressioni europee, è stato un colpo di Stato. Deciso non per salvare l’Italia nell’ora del pericolo, ma per salvare i rischiosi e avventati investimenti della Germania, che vendendo massicciamente i titoli di Stato acquistati, ne provocava il crollo. 

  Avere salvato le banche e soprattutto la Germania, facendo sprofondare l’Italia nella peggiore recessione del dopoguerra, è una colpa che pesa non solo sulla Merkel, ma anche su Mario Monti e su chi l’ha voluto al potere, lodando l’opera da lui compiuta per “aver salvato l’Italia”. In un Paese serio, non in Italia, ma neanche in Germania quindi, Mario Monti e Giorgio Napolitano andrebbero processati per alto tradimento. Detto questo, auguro lunghissima vita al novantenne ex Presidente della Repubblica. Che viva a lungo, ma lontano dai Palazzi, perché non provochi maggiori guai alla nostra povera Italia e alla nostra povera Europa.



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Dante dixit....

diario 26/6/2015




Bonifacio VIII non è Kasher

  Che Dante odiasse papa Bonifacio VIII, in quanto responsabile del suo esilio da Firenze, è risaputo. Meno risaputo è che, tra le tante accuse che Dante rivolge a quel papa, c'è quello di..non essere kasher.

  Come molti sanno, "kasher" è il cibo permesso dalle regole rituali ebraiche. In particolare, il capitolo XI del Levitico indica quali sono gli animali permessi e proibiti.

  Tra i quadrupedi, sono permessi quelli che ruminano, e che hanno il piede diviso in due e l'unghia spaccata. Come bovini, ovini, caprini. Mentre il maiale ha il piede "regolare" ma non rumina ed è quindi proibito. Così pure è proibito  il cavallo che rumina ma non ha il piede spaccato in due.

  E Dante che c'entra?

  C'entra perché, nel suo giro turistico di una settimana nell'Aldilà, incontra Marco Lombardo nel Purgatorio, tra le anime che si purificano dal peccato dell'ira,e gli chiede perché il Male sia così diffuso nel mondo. Di chi è la colpa? E Marco gli dice tra l'altro:

Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?
Nullo, però che il pastor che procede,
rugumar può, ma non ha l'unghie fesse;

per che la gente che sua guida vede 
pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta,
di quel si pasce, e più oltre non chiede."

Ben puoi veder che la mala condotta
è la cagion che ha fatto il mondo reo,
e non natura che in voi sia corrotta.
(XVII, 97 -105)

  Cioè la gente segue - molto volentieri  - il cattivo esempio e il cattiva guida (condotta)  del Papa, (il pastor che procede), il quale ha la capacità di ruminare (rugumare), ma non ha l'unghie fesse, quindi non è conforme alle regole di purezza del Levitico.

  La norma del Levitico non spiega il motivo per cui un quadrupede per essere permesso debba avere la doppia caratteristica citata, ma Dante riprende un'interpretazione di Tommaso d'Aquino, che a propria volta la riprende da Filone d'Alessandria, contemporaneo di Gesù:  la capacità di ruminare va intesa come metafora di quella di rimuginare, nel senso di meditare su ciò che è bene e ciò che è male; il piede diviso in due e l'unghia fessa va intesa come la capacità di agire seguendo il bene e rifiutando il male, camminando quindi sui sentieri del bene (il piede), ovvero compiere opere buone (la mano) evitando le azioni malvagie e i sentieri del male.

  Quindi Dante con questo simbolismo vuole dire che Bonifacio sa distinguere con lucidità ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma rifiuta di metterlo in pratica,  e mescola nelle azioni il male col bene.

  Attribuire tutte le colpe della rovina del mondo ad una sola persona, sia pure il Papa, può essere eccessivo, ma tra le proprie virtù Dante non conosceva né la pacatezza né la moderazione. Quando amava qualcuno (donne, ma anche amici) gli dava l'anima. Quando qualcuno non gli andava a genio, lo demonizzava.  Forse comunque anche questo lato oscuro del suo carattere lo ha aiutato ad invecchiare bene, e a compiere nei giorni scorsi 750 anni in ottima salute. 





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