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EBRAISMO E PENA DI MORTE

diario 13/2/2009

 

( sopra: Immagine della sinagoga di Biella da poco restaurata)


E’ risaputo che il testo sacro fondamentale per l’ebraismo è la Torà o legge di Mosè, così come i Vangeli per il cristianesimo e il Corano per l’islam.

E’ invece meno noto il paradosso per cui, se volete conoscere l’ebraismo, l’ultima cosa da fare è leggere la Torà!!!!

Infatti i Rabbini, interpretando la Legge, hanno di fatto aggiunto e modificato molte cose, al punto di rendere l’ebraismo molto diverso da come appare nella Legge di Mosè.

Naturalmente non diranno mai che la Legge fosse sbagliata o incompleta, ma solo che hanno tirato fuori ciò che già c’era, nascosto dietro al testo letterale.

Questo non è una critica da parte mia, ma un apprezzamento per i Rabbini, perché il risultato è che, se il Dio della Torà e in genere del Tanach (antico testamento di cui la Torà è l’inizio) appare spesso rigido e perfino crudele, il Dio della tradizione rabbinica ha … un carattere molto migliore.

In particolare sulla pena di morte la lettura della Legge di Mosè è sconvolgente, in quanto questa è prevista non solo per l’omicidio volontario, o per il sequestro di una persona che si vuole rendere schiava; ma anche per l’incesto, l’adulterio, l’omosessualità maschile, l’idolatria, la bestemmia…e perfino per la violazione del riposo dello Shabbat o per il figlio che si ribella sistematicamente ai genitori!!!

Ci si può quindi aspettare che i tribunali rabbinici fossero a suo tempo generosi – si fa per dire – dispensatori di condanne a morte.

Invece la tradizione ha puntato a limitare il più possibile l’applicazione di tale pena, tanto è vero che mi risulta questa non sia mai stata applicata nell’antico Israele, né per violazione dello Shabbat, né per il figlio ribelle. C’è solo un caso di un uomo fatto lapidare da Mosè in persona per aver raccolto legna di Sabato; ma all’epoca i rabbini … non erano ancora stati inventati!!!!

Tra le altre regole, per la validità della pena di morte era necessaria l’unanimità dei giudici. Bastava un dissenziente perché la pena non si applicasse. Bisognava che il violatore fosse stato avvertito in anticipo, prima di compiere l’atto, che stava compiendo un reato punibile con la massima pena, e così via.

La Torà stabiliva anche che le esecuzioni dovessero avvenire con la lapidazione, con il fuoco, la spada o lo strangolamento, a seconda dei casi.

La tradizione rabbinica ha stabilito i dettagli dell’esecuzione non per sadismo, ma al contrario per rendere la morte il più veloce possibile, e per tramortire il condannato. Ad esempio,il condannato alla lapidazione veniva tramortito con una grossa pietra sul capo prima di essere ucciso. Per il fuoco..tralascio i dettagli, che comunque rendevano la morte, anche se spaventosa, quasi immediata.

Penso che i lettori si renderanno conto della differenza, rispetto a quanto accade oggi in Iran. Riprendendo una tradizione islamica non proprio edificante, in Iran si raccomanda di usare pietre non così grosse da causare subito la morte, né troppo piccole per essere chiamate pietre. Il sadismo fatto religione.

Nella Mishnà, raccolta del pensiero rabbinico redatta nel 200 circa d.C., è detto pressapoco che un Tribunale, il quale condanni a morte un uomo ogni settant’anni deve essere considerato una banda di briganti.

E nel secondo secolo dopo Cristo due illustri rabbini hanno affermato che, se ci fossero stati loro al tempo del Sinedrio (sciolto nel 70 d.C.), il Sinedrio stesso non avrebbe mai pronunciato una condanna a morte. Visto che era necessaria l’unanimità dei giudici.

Per rendersi conto della portata di questo “abolizionismo” di 1.800 anni fa, basti pensare che:

a) La Santa (mica tanto) Inquisizione , che torturava gli indagati e arrivava fino al rogo, non si comportava meglio, ma neanche peggio dei prìncipi e dei sovrani, o degli amministratori dei liberi Comuni del tardo medioevo: tanto è vero che bruciare vivo un uomo per aver coniato monete false era nel 1300 d.C. una cosa normale;

b) solo nel 1700 con l’Illuminismo e Cesare Beccaria ha cominciato a diffondersi in Europa l’idea che la pena di morte fosse una pena crudele e non necessaria a difendere la società;

c) perfino in un paese a democrazia occidentale come gli USA c’è ancora la pena di morte, e negli ultimi ottant’anni è sicuro vi siano stati innocenti giustiziati – leggi assassinati – in quanto non avevano avuto un processo equo; pensiamo a Sacco e Vanzetti assassinati sulla sedia elettrica negli anni venti!!!.

d) solo da alcuni anni gli stessi USA hanno adottato l’iniezione letale preceduta da anestesia, mentre agli inizi del XX secolo, come modo per rendere meno crudeli (sic!) le esecuzioni, hanno inventato una cosa mostruosa come la sedia elettrica.

Anche se la responsabilità per la condanna a morte e l’assassinio di Gesù è un argomento troppo complesso per affrontarlo in poche righe, e ne parlerò in un altro articolo, faccio notare che, essendo stata secondo il Vangelo la condanna a morte di Gesù pronunciata dal Sommo Sacerdote a livello individuale, era completamente illegale dal punto di vista giuridico ebraico, sia per questo che per altri motivi.

E il fatto che uno dei Vangeli parli dell’offerta a Gesù di vino misto a mirra, è comunque un cenno ad uno dei tentativi di rendere meno dolorosa la morte, procurando un rudimentale antidolorifico per quanto all’epoca si poteva conoscere. Una sensibilità del tutto estranea ai Romani, visto che le frustate che scorticavano la persona, la corona di spine e la crocifissione andavano in tutt’altra direzione!

Visto che comunque non ho mai frequentato la Yeshivà – scuola rabbinica -, mi farà piacere se qualche rabbino leggendo questo mio articolo, vorrà con un suo commento correggere gli eventuali strafalcioni che posso avere scritto

Enrico Richetti - Vicenza